Certo, detta così, può sembrare un po’ generica: il benessere a tavola comprende tante cose - forse troppe da descrivere in poche parole - e talvolta in contraddizione tra loro.
Ciononostante, credo di avere acquisito, da quando mi occupo di insegnare rudimenti e segreti d’arte dell’alta cucina, un certo numero di idee stabili e chiare: convinzioni maturate lentamente nel tempo, collaudate sul campo e perciò sicure da ogni punto di vista.
In questa ottica si svolgono oggi le mie lezioni: che tendono a formare appassionati di cucina - professionali o amateurs è una questione secondo me di nessunissima importanza - in grado non solo di padroneggiare le principali tecniche, ma anche di decidere con la propria testa. E se qualche volta infrangeranno alcune regole - uscendone vittoriosi, beninteso - quella sarà la prova che avranno raggiunto una invidiabile maturità culturale.
Detto questo, c’è tutto il “resto” della filosofia della Fufi, e non è poca cosa: l’attenzione i valori dietetici e nutrizionali, che ci portano per esempio a prediligere i condimenti vegetali (l’olio extravergine di oliva, tanto per capirci) a discapito di quelli animali (burro e strutto); la cura nella scelta delle materie prime, sempre di alto livello, e di stagione; la progettazione di piatti con pochi elementi ben armonizzati e assolutamente riconoscibili, al posto dei complicati intingoli dalle materie prime misteriose.
Tutto questo - e molto altro ancora - cerco di trasmetterlo con amore durante le mie lezioni: che non a caso si rivolgono a gruppi assai piccoli di persone (di norma da 8 a 12), in modo che tutti imparino lavorando.
E anche divertendosi, il che non guasta!